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“Fattiperbene”: il dossier di Libera sulle pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati

In occasione dell’anniversario della legge n° 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie (7 marzo), Libera ha censito le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Data:
21 Marzo 2022

“Fattiperbene”: il dossier di Libera sulle pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati

In occasione dell’anniversario della legge n° 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie (7 marzo), Libera ha censito le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Sono 947 i soggetti impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli Enti locali, in ben 18 regioni su 20, in più di 350 comuni. Un popolo variegato di associazioni, cooperative sociali, del mondo del volontariato dalla Lombardia alla Sicilia protagonisti della trasformazione da beni di cosa nostra ed esclusivi a beni comuni e condivisi.

Più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (505) mentre le cooperative sociali sono 193 (con 5 cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e 16 consorzi di cooperative). Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 15 associazioni sportive dilettantistiche, 33 enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni che offrono dei servizi di welfare sussidiario dati in gestione a soggetti del terzo settore), 40 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 58 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 26 fondazioni private e di comunità, 16 gruppi dello scautismo e infine 27 istituti scolastici di diverso ordine e grado.

La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 267 soggetti gestori, segue la Calabria con 148, la Lombardia con 141, la Campania 138.

Libera con la ricerca Fattiperbene: le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati” vuole raccontare, dopo ventisei anni, una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale.

Nel 2016 – anno della prima mappatura di Libera – erano 524 soggetti del terzo settore che gestiscono beni, sono diventati 947 nel 2022 con un incremento del +81%. Incrementi maggiori si sono registrati in Puglia +108% e Lazio +82%. Da registrare la Sardegna che passata da 1 soggetto gestore del 2016 agli 8 di quest’anno.

Fonte: Fattiperbene: le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Il 41% riguarda appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; il 21% ville, fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale, palazzine; il 17% terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); il 12% locali commerciali o industriali, capannoni, magazzini, locali di deposito, negozio, bottega, uffici.

Libera per la prima volta ha monitorato le buone pratiche dei beni confiscati in Europa. Sono 7 Stati membri dell’Unione europea (Belgio, Bulgaria, Spagna, Romania, Francia, Paesi Bassi e – naturalmente – Italia) che hanno avviato esperienze di riuso sociale del beni confiscati alle mafie. In totale, sono 13 esperienze di riuso pubblico e sociale in tutta l’Unione europea, escludendo quelle italiane: tre in Spagna, due in Romania, due in Bulgaria, quattro in Belgio, una in Francia e Olanda. Tra le diverse pratiche di riuso incluse nella mappatura, la caratteristica comune è la finalità di inclusione, promozione cooperativa ed economia sociale, impegno giovanile, servizi alle persone, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale. A questi Paesi, si aggiunge anche l’Albania, con 6 esperienze di riutilizzo pubblico sociale, attivate grazie a finanziamenti internazionali e dell’Unione europea.

I dati dell’Agenzia

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata- al 25 febbraio 2022 – si contano: 19.002 beni immobili (particelle catastali) destinati ai sensi del Codice antimafia; 22.238 immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati; 1.649 aziende destinate e 3449 aziende ancora in gestione.

Nel periodo Covid i sequestri e le confische sono aumentati. Secondo i dati del Ministero dell’Interno dell’agosto 2021, nel periodo agosto 2020-luglio 2021, i sequestri sono stati 8.785 (+49% rispetto anno precedente) mentre le confische sono state 4.246 (valore 1.731 milioni di euro) con +136% rispetto anno precedente.

Fonte: Fattiperbene: le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

Fonte: Libera

Ultimo aggiornamento

21 Marzo 2022, 16:43