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Libera – RimanDATI: il primo report nazionale sullo stato delle trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali

Su 1076 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati 670 non pubblicano l’elenco e informazioni sul loro sito internet .

Data:
26 Marzo 2021

Libera – RimanDATI: il primo report nazionale sullo stato delle trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali

Su 1076 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati 670 non pubblicano l’elenco e informazioni sul loro sito internet . Ciò significa che ben il 62% dei comuni è totalmente inadempiente

Libera presenta RimanDATI” il primo Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, primo appuntamento di una serie di iniziative in occasione dell’anniversario dei venticinque anni dall’approvazione della Legge 109/96.

Il Report di Libera( il monitoraggio ha avuto inizio nel mese di maggio 2020 e si è chiuso il 31 ottobre 2020 ) vuole accendere una luce sulla carente trasparenza e mancata pubblicazione dei dati dei comuni italiani in merito ai dati sui beni confiscati che insistono nei loro territori perché sono proprio i comuni ad avere la più diffusa responsabilità di promuovere il riutilizzo dei patrimoni. La base di partenza del lavoro di monitoraggio- spiega Libera- coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali.

Il primo dato ricavato dal lavoro di monitoraggio è quello più immediato e risponde alla semplice domanda: quanti comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge? 

Su 1.076 comuni monitorati ben 670 comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati non pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 62% del totale. Il primato negativo in termini assoluti spetta ai comuni del Sud Italia compreso le isole con ben 392 comuni che non pubblicano elenco, segue il Nord Italia con 213 comuni e il Centro con 65 comuni che non pubblicano dati. 

A livello regionale tra le più “virtuose”  – coloro che raggiungono o superano il 50% dei comuni che pubblicano elenco – registriamo la Basilicata con il 67% dei comuni, Marche con il 60%, Emilia Romagna e Liguria con il 50% dei comuni e Lazio che con il 49% si avvicina di molto. Tra le regioni meno trasparenti segnaliamo Umbria dove solo il 14% dei comuni pubblicano elenco, Trentino Alto Adige (25%), Abruzzo (26%), Sardegna(27%) Toscana e Veneto (31%), Lombardia (32%) Campania (34%).

Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell’elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione. Il formato aperto consente infatti una fruibilità totale da parte dei cittadini e di chiunque voglia utilizzarli e appare l’unico a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza. La ricerca ha evidenziato in maniera piuttosto evidente come la logica degli open data sia ancora estranea alla stragrande maggioranza degli enti monitorati. Solo il 14% dei comuni (56 in totale) presenta formato aperto che consente infatti una fruibilità totale da parte dei cittadini e di chiunque voglia utilizzarli e appare l’unico a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza. Ben 97 comuni, pari al 24% del totale presenta un PDF immagine (frutto cioè di semplici scansioni) o totalmente chiuso che sono totalmente inservibile nella logica ricercabili open data.

Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: il 35% dei comuni non specifica tra destinazione istituzionale o sociale, il 17% non specifica ubicazione. Inoltre il 46% dei comuni non presenta informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato.

La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi anche su scala regionale. Sui 406 comuni che hanno pubblicato elenco abbiamo costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100 la media è pari a 49.11 punti. La fotografia regionale ci restituisce un quadro generale di grande criticità. Sono 11 le regioni che sono al di sotto della media regionale e “rimandati” sulla modalità di pubblicazioni: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Umbria con valori che variano da una media 42 a 48. Bocciate Sardegna, Molise,Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Per mettere in luce la potenzialità di questi dati e le azioni di cittadinanza attiva è stato realizzato un focus su alcuni capoluoghi di regione: ottime le performance di Milano (90.43), Genova (80.87), Roma (80.87) e Napoli (76.52). Oltre la sufficienza Reggio Calabria (65.22) e Palermo (61.72). Solo Bologna (42.61) e Firenze (46.96) non riescono a superare la media di 49.11 del ranking nazionale.


Allegati

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Fonte: Libera

Ultimo aggiornamento

26 Marzo 2021, 10:53