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Libera: Beni confiscati, il modello italiano si diffonde in UE

Libera presenta la mappatura delle buone pratiche di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati a livello europeo.

Data:
13 Ottobre 2021

Libera: Beni confiscati, il modello italiano si diffonde in UE

Libera presenta la mappatura delle buone pratiche di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati a livello europeo. 

  • In 19 stati membri esiste una legislazione specifica sull’uso dei beni confiscati per scopi di interesse pubblico o sociali. Più della metà ha confermato di avere uno specifico organo istituzionale indirizzato alla gestione dei beni confiscati, che permette – come fa l’Agenzia nazionale in Italia – di assicurare una procedura più efficace sulla destinazione dei beni da riutilizzare a fini pubblici e sociali.
  • La maggioranza dei 19 Stati membri ha sperimentato solo il riutilizzo pubblico dei beni confiscati, sottolineando che è un primo passo per migliorare anche il riutilizzo sociale (diretto o indiretto) dei beni confiscati in futuro.
  • Le buone pratiche di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati appartengono a 7 Stati membri (Belgio, Bulgaria, Spagna, Romania, Francia, Paesi Bassi e – naturalmente – Italia). In totale, sono 13 esperienze di riuso pubblico e sociale in tutta l’Unione Europea, escludendo quelle italiane: tre in Spagna, due in Romania, due in Bulgaria, quattro in Belgio, una in Francia e Olanda.
  • Tra le diverse pratiche di riuso incluse nella mappatura, la caratteristica comune è la finalità di inclusione, promozione cooperativa ed economia sociale, impegno giovanile, servizi alle persone, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale.

Sono questi i punti chiave della prima mappatura delle buone pratiche di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati a livello europeo realizzata da Libera.

La ricerca è stata presentata a Bruxelles in occasione dell’evento finale del Progetto “Good(s) Monitoring, Europe!”, cofinanziato dalla Commissione Europea. Il progetto è stata l’occasione per monitorare la conoscenza dei diversi approcci che gli Stati membri hanno nella gestione dei beni confiscati.

L’adozione da parte della Commissione Europea del rapporto ufficiale “Recupero dei beni e confisca: Ensuring that crime does not pay” del giugno 2020 ha permesso di migliorare l’analisi sull’attuazione dell’articolo 10.3 della direttiva 2014/42/UE.

Buone Pratiche 

Il modello italiano sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie si diffonde in Europa e lo dimostrano alcuni casi presenti nella ricerca di Libera. 

  • In Belgio i fondi confiscati provenienti da pratiche corruttive vengono conferiti al centro pubblico per la previdenza sociale (CPAS) di Bruxelles. Durante gli anni ’90 due società multinazionali avevano fatto ricorso a pratiche corruttive per assicurarsi grandi contratti di appalto per la difesa. Le società in questione, Agusta e Dassault, hanno corrotto numerosi titolari di cariche politiche nel 1988 per assicurarsi rispettivamente un grosso ordine di elicotteri Agusta A109 e il contratto per il rifacimento dei caccia belgi F-16 Fighting Falcon. Lo scandalo è venuto alla luce durante le indagini sulla morte del politico socialista André Cools nel 1991 e nel 1993. 
  • In Bulgaria una proprietà residenziale (274 mq di superficie edificata) a Nessebar (provincia di Burgas), utilizzata da un noto boss della droga come lavanderia pubblica viene confiscata nel 2010. Nel 2016 il Governatore della Provincia ha concesso alla proprietà lo status di proprietà pubblica statale, che è stata trasferita all’Agenzia del catasto e destinata all’uso di sede locale.
  • In Spagna in seguito alle operazioni di polizia “Necora” e “Temple” contro il narcotraffico viene confiscata la villa Finca El Campell, nella provincia di Alicante. Nel 2007, per evitare il deterioramento della proprietà e garantire un uso adeguato e vantaggioso per la società, in preparazione della futura assegnazione definitiva nella modalità classica di un crimine contro la salute pubblica e il riciclaggio di denaro, l’amministrazione della proprietà è stata consegnata alla Generalitat Valenciana. Nel 2016, il Consiglio di amministrazione del Fondo speciale per i beni confiscati ha approvato il Piano comunale della zona di Pedreguer per la tossicodipendenza. La sede del Centro per la prevenzione comunitaria dei comportamenti di dipendenza è stata quindi stabilita a El Campell, dove svengono sviluppate attività di prevenzione e riabilitazione relative all’uso di droghe.
  • In Romania confiscati beni immobili a un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di stupefacenti. Nello specifico il tribunale ha ordinato la confisca estesa di quattro proprietà, della casa del boss e di diverse auto di proprietà degli autori e acquisite dai redditi generati dall’attività di narcotraffico. Le proprietà sono riutilizzate da un’associazione per fornire un alloggio temporaneo a persone vulnerabili o vittime di reati.
  • Nei Paesi Bassi, a Rotterdam viene confiscata una nave La Sila Inua originariamente progettata per la ricerca artica. La barca fece solo una spedizione nell’Artico e fu venduta sul mercato. E poi finì nelle mani di criminali, che la usarono per il traffico di droga. E’ stato scoperto nei registri di navigazione che la nave aveva attraversato l’oceano Atlantico dal Sud America all’Europa e all’Africa più di una volta e ad un certo punto è stata vista nel territorio olandese. L’imbarcazione fu sequestrata e consegnata allo Stato. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione dalle più alte autorità del governo, si è riuscito a implementare il primo (e unico per ora) progetto di riutilizzo sociale. La nave è stata trasformata in una nave per gli studenti e utilizzata da una scuola di Rotterdam specializzata nella formazione di capitani e marinai per la navigazione commerciale.
  • In Francia l’esperienza di riutilizzo riguarda un appartamento a Parigi, Saint-Honoré, di proprietà di Gioacchino Campolo, il re dei videopoker. Il bene faceva parte dell’ingente patrimonio immobiliare riconosciuto di provenienza illecita in conseguenza dei sistematici rapporti tenuti da Campolo con le cosche De Stefano e Libri, e per il quale, nel 2017, la Procura di Reggio Calabria aveva chiesto alle Autorità francesi il riconoscimento della decisione di confisca. La confisca preventiva è stata riconosciuta e appartamento dato in gestione ad un’associazione, l’Amica du Nid, che si occupa di inclusione sociale di donne vittime di tratta.

Fonte: Libera

Ultimo aggiornamento

13 Ottobre 2021, 10:39

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